• Photo of Trapani Erice
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Technical difficulty   Easy

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Coordinates 2375

Uploaded October 4, 2011

Recorded April 2011

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near Trapani, Sicilia (Italia)

http://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_San_Lorenzo_%28Trapani%29

La Cattedrale di San Lorenzo è il principale luogo di culto cattolico di Trapani, in Sicilia, sede vescovile della diocesi omonima.
La cattedrale è situata lungo il corso Vittorio Emanuele, nel centro storico della città.
Storia
La cattedrale venne edificata per volere di Alfonso il Magnanimo nel 1421 ed elevata a parrocchia nella seconda metà del Quattrocento. Nel corso dei secoli seguenti l'edificio venne più volte modificato e l'aspetto odierno risale al restauro del Settecento, ad opera dell'architetto Giovanni Biagio Amico. Tra il 1794 e il 1801 furono realizzate tutte le decorazioni in stucco e le pitture, commissionate dai più affermati artisti della scena trapanese.
Nel 1844, Trapani fu elevata a sede vescovile da papa Gregorio XVI e la chiesa di San Lorenzo ne divenne la cattedrale.
Nel 1990 venne realizzata la nuova cancellata a chiusura del pronao e, nel 1995, vennero realizzati i nuovi arredi liturgici.
Esterno
La facciata della cattedrale di San Lorenzo martire è in stile barocco e presenta, nella parte inferiore, un pronao, mentre nella parte superiore ha un andamento curvilineo. Il pronao si compone di tre campate, a ciascuna delle quali corrisponde un arco a tutto sesto che si apre sull'esterno. La cancellata che chiude il pronao è stata realizzata in bronzo e ferro battuto da Ennio Tesei nel 1990 ed inaugurata il 29 giugno dello stesso anno. La parte superiore della facciata, priva di coronamento, è decorata da lesene ioniche e presenta, sul lato destro, un campanile con cuspide coperta da maioliche policrome.
Interno
L'interno della cattedrale, preceduto da un endonartece, è a croce latina, a tre navate separate da colonne tuscaniche, sei per lati, sorreggenti archi a sesto acuto. La navata centrale è coperta con volta a botte, mentre le due laterali sono coperte con volta a crociera; quest'ultime, su quest'ultime, si aprono le cappelle laterali, quattro per lato. Il transetto presenta, a ridosso delle pareti di fondo, due altari neoclassici con decorazioni geometriche in marmo: quello di destra è dedicato a San Lorenzo martire ed ospita la pala del Martirio di San Lorenzo, di Giuseppe Felice (XVII secolo); quello di destra, invece, è dedicato a Santo Stefano Protomartire ed ospita la pala Martirio di Santo Stefano di Domenico La Bruna (XVIII secolo). La crociera è coperta dalla cupola, contornata da quattro cupolini e sorretta da un originale tamburo esternamente a sezione quadrata, internamente a sezione circolare. La profonda abside ospita, incorniciato fra due colonne corinzie, il quadro Eterno Padre di Domenico La Bruna (XVIII secolo).
Il nuovo presbiterio post-conciliare, è stato realizzato nel 1995 da Umberto Benini Craparotta in marmi vari. Esso si compone dell'altare cubico, situato nell'abside, sormontato dal semplice ciborio, dalla cattedra, sotto l'arco trionfale e dal complesso dell'ambone, situato sotto l'ultimo arco di destra della navata centrale, costituito dal pulpito poggiante su quattro colonne, dal sottostante fonte battesimale e dall'ambone.
Fra le opere presenti nella chiesa, vi sono una tela raffigurante la Crocifissione, dipinta da Van Dyck, un San Giorgio, opera di Andrea Carreca e una statua del Cristo Morto, realizzato da Giacomo Tartaglia con la pietra della zona.
http://it.wikipedia.org/wiki/Erice
Erice (Monte San Giuliano fino al 1934, Èrici o u Munti in siciliano, Eryx, Έρυξ in greco antico) è un comune italiano di 28.463 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.
Il centro cittadino, di 512 abitanti[2], è posto sull'omonimo Monte Erice, mentre la maggior parte della popolazione si concentra nell'abitato di Casa Santa, contiguo alla città di Trapani. Il nome di Erice deriva da Eryx Έρυξ, un personaggio mitologico, figlio di Afrodite e di Boote, ucciso da Ercole.
Secondo Tucidide, fu fondata dagli esuli troiani, che fuggendo nel Mar Mediterraneo avrebbero trovato il posto ideale per insediarvisi; sempre secondo Tucidide, i Troiani unitisi alla popolazione autoctona avrebbero poi dato vita al popolo degli Elimi. Fu contesa dai Siracusani e Cartaginesi sino alla conquista da parte dei Romani nel 244 a.C.
Virgilio la cita nell'Eneide, con Enea che la tocca due volte: la prima per la morte del padre Anchise, un anno dopo per i giochi in suo onore. Virgilio nel canto V racconta che in un'epoca ancora più remota vi campeggia Ercole stesso nella famosa lotta col gigante Erix o Eryx, precisamente nel luogo dove poi si sfidarono al cesto il giovane e presuntuoso Darete e l'anziano Entello.[3]
In antico, insieme a Segesta, che parrebbe di fondazione coeva, era la città più importante degli Elimi, in particolare era il centro in cui si celebravano i riti religiosi.
Durante la prima guerra punica, il generale cartaginese Amilcare ne dispose la fortificazione, e di qui difese Lilibeo. In seguito trasferì parte degli ericini per la fondazione di Drepanon, l'odierna Trapani.
I Romani vi veneravano la "Venere Erycina", la prima dea della mitologia romana a somiglianza della greca Afrodite, ma Diodoro Siculo narra l'arrivo di Liparo, figlio di Ausonio, alle Isole Eolie (V, 6,7), aggiungendo che i Sicani «abitavano le alte vette dei monti e adoravano Venere Ericina».
Scarse, o quasi nulle, sono le notizie della città e del santuario nel periodo bizantino, restando comunque economicamente attiva.
Dagli arabi agli spagnoli
Denominata Gebel-Hamed durante l'occupazione araba (dal 831 fino alla conquista normanna dell'Isola), la montagna non fu probabilmente nemmeno abitata in questo periodo. Ripopolata la nuova cittadella col nome di Monte San Giuliano, ribattezzata nel 1167 dai Normanni, acquista prestigio anche con la costruzione di nuovi edifici civili e religiosi, divenendo una della maggiori città demaniali del Regno, grazie anche alle concessioni ottenute sulla base di un falso documento, a firma di Federico II, utilizzato dai suoi abitanti come attestato di legittimità per l'occupazione del vasto territorio che si estendeva dal Monte Erice fino ai confini di Trapani, e verso oriente sino a San Vito Lo Capo e alla confinante città di Castellammare del Golfo. Erice deve la sua rinascita alla Guerra del Vespro, divenendo di fatto la rocca da cui scaturivano le azioni belliche di Federico d'Aragona, re di Sicilia fino al 1337. Sant'Alberto, che predicò l'azione contro gli Angioini discendeva dagli Abbati, una delle maggiori famiglie della città.
Da ricordare è anche la poco pacifica convivenza con i dominatori spagnoli, culminata con una rivolta popolare assai feroce. La vita monastica, con numerosi monasteri amministrati da famiglie locali, caratterizza la vita cittadina. La gestione delle rendite agricole di questi determina l'edificazione di straordinari edifici tuttora visibili. La ricchezza delle famiglie che quivi vivono sino alla riforma borbonica di Tommaso Natale che, di fatto, scardina il sistema su cui si era retta sino ad allora l'economia delle città demaniali, è testimoniata dai palazzetti e case signorili che si affacciano, numerosi, sulle strade della città. Le circa cento famiglie che nei 700 anni di vita della città hanno partecipato alla conduzione del potere (capitani, giurati, magistrati) hanno lasciato testimonianza della loro vitalità. La ristrutturazione ottocentesca della piazza centrale che era detta della Loggia, dedicata successivamente ad Umberto I,per tornare al suo nome originario nel 2012,ha fatto perdere la lapide che recitava con orgoglio lo sforzo economico che i liberi cittadini di Erice avevano nel Seicento pagato al re per non essere infeudati da nessuno!. La città tende comunque a conservare gelosamente il fascino di una cittadina medievale.
A partire dal XVI secolo si svolge la rappresentazione del misteri in occasione del Venerdì Santo, emulando quella trapanese, in misura ridotta ma molto suggestiva. Sostituendo la rappresentazione scenica teatrale con statue in legno attorno all'800, i misteri vengono condotti a spalla, seguendo sempre il percorso originario.
Dal Novecento ai giorni nostri
Nel 1934 Monte San Giuliano riprende il nome di "Erice". Il suo territorio, denominato Agro ericino, comprendeva oltre al territorio dell'attuale comune, anche quelli di Valderice, Custonaci, San Vito Lo Capo e Buseto Palizzolo.
Dal 1957 si organizza ogni anno, nel periodo primaverile, una gara automobilistica di cronoscalata, denominata "Gara in salita di velocità Monte Erice", per la quale esistono anche un campionato italiano e un campionato europeo. Sui tornanti che partono da Valderice e raggiungono la vetta dell'omonimo monte, sfrecciano a tutta velocità vetture moderne, storiche, prototipi da competizione e vettura formula, circondati da sportivi e appassionati e, naturalmente, da uno sfondo mozzafiato.
Dal 1963 è sede del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, istituito per iniziativa del professor Antonino Zichichi, che richiama gli studiosi più qualificati del mondo per la trattazione scientifica di problemi che interessano diversi settori: dalla medicina al diritto, dalla storia all'astronomia, dalla filologia alla chimica. Per questo alla cittadina è stato attribuito l'appellativo "città della scienza".
Dal 1972 ha sede la Associazione Artistica Culturale La Salerniana, fondata dal poeta Giacomo Tranchida che conserva opere di Carla Accardi, Gianni Asdrubali, Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo, Emilio Tadini tra gli altri, organizzando mostre d'arte contemporaena curate da critici di rilievo come Palma Bucarelli, Achille Bonito Oliva, Luciano Caramel e Giulio Carlo Argan.
Nel 1990, a seguito della prima edizione dell'"Atelier Internazionale di Gastronomia Molecolare", di cui da allora regolarmente si tengono convegni annuali, si ebbe il formale riconoscimento della disciplina della gastronomia molecolare.
Monumenti e luoghi d'interesse
• Mura ciclopiche del periodo elimo-fenicio-punico - VIII/VII secolo a.C.
• Castello normanno noto come castello di Ven

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