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Distance

16.81 mi

Elevation gain

1,476 ft

Technical difficulty

Moderate

Elevation loss

1,424 ft

Max elevation

1,082 ft

Trailrank

75 4.3

Min elevation

185 ft

Trail type

One Way

Time

8 hours 57 minutes

Coordinates

806

Uploaded

June 7, 2020

Recorded

February 2020
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1,082 ft
185 ft
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near Prato, Toscana (Italia)

La tappa ha caratteristiche naturalistiche interessanti e si svolge per lunghi tratti su strade,argini e sentieri non asfaltati. Appena fuori dalle mura di Prato ci immettiamo sull’argine del fiume Bisenzio, recentemente rinaturalizzato e popolato da diverse specie avicole e dalle nutrie. Si sale poi alla collina delle Sacca, dove rimangono i ruderi dell’Ex-Convitto Cicognini e la Villa Carlesi-Fossombroni (o Bellavista), per poi discendere a Figline dove si incontra la bella chiesa romanica di San Pietro e l’edicola monumentale di Sant’Anna. Si attraversa poi la particolarissima Area Protetta del Monteferrato, salendo al punto più elevato della tappa a circa 350 ml s.l.m, da cui si scorge già la cupola di Pistoia. Si prosegue poi in mezzo alla campagna sulla via Baronese, praticamente priva di traffico, fino alla Rocca di Montemurlo. Si attraversa poi il torrente Agna sullo storico ponte in prossimità della villa fortificata di Smilea e dell’Abbazia Longobarda di San Salvatore in Agna e, attraversato il centro di Montale ci immettiamo su di un argine e poi in mezzo ai vivai che ci accompagneranno fino a Pistoia, costeggiando le belle ville pedecollinari fra cui spicca la Villa di Celle che ospita una famosissima collezione di arte contemporanea immersa nel verde. Superati i resti del ponte romano della Cassia detto delle Sei Arcole, attraverso strade secondarie raggiungiamo direttamente il suggestivo Bastione San Marco delle mura urbane di Pistoia e ci immettiamo nel centro storico toccando l’Abbazia longobarda di San Bartolomeo e, percorrendo la longobarda “Via Domini Regis”, si raggiunge la Cattedrale dov’è conservata fra i suoi tesori, la Reliquia di San Jacopo (Giacomo) pervenuta a Pistoia nel 1145 direttamente da Compostella, il cui culto rese famosa la città in tutta Europa tanto da essere denominata Minor Santiago, “La Piccola Santiago”.

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Monument

1 Cavalciotto

Il Cavalciotto è una pescaia posta a Santa Lucia che risale al secolo XI ed è una componente fondamentale del complesso sistema idrico pratese, costituito da ben 53 chilometri di gore che partendo da lì attraversano tutto il territorio pratese per poi andare a gettarsi nel fiume Ombrone. La funzione principale del Cavalciotto era quindi quella di deviare il naturale corso del Bisenzio per dare vita al cosiddetto Gorone, la prima e più grande gora di Prato. Originariamente questo complesso sistema idraulico nacque probabilmente per bonificare l’ampia pianura paludosa, che si sviluppava a sud del centro di Prato. Nel corso degli anni fu poi consolidato e rafforzato ed utilizzato oltre che per scopi di drenaggio, anche per l’irrigazione, per la difesa e soprattutto come energia idraulica capace di far funzionare inizialmente 58 mulini, poi nel corso dei secoli altre attività produttive, come quelle metallurgiche, cartarie, e soprattutto tessili. Il Cavalciotto rappresenta uno dei più importanti esempi di archeologia industriale di Prato
Religious site

2 Cimitero S.Lucia

Monument

3 Bellavista

La villa Carlesi-Fossombroni, che prende anche il nome di “Bellavista” grazie alla sua posizione che guarda su Prato e la piana pistoiese, fu costruita dalla famiglia Carlesi nell’ultimo quarto dell’Ottocento, gli interni conservano ancora la struttura originaria, comprese alcune decorazioni. Al momento versa in stato di abbandono.
Door

4 Figline

L'area risulta abitata fin da epoche remote, e sono stati trovati reperti ceramici dell'età del bronzo in località Fornaci oltre che reperti litici nella vicina località di Galceti. La toponomastica locale presenta termini riferiti da vari autori a una derivazione etrusca (Bardena, Vella). L'abitato è comunque di origine medievale ed il suo sviluppo è probabilmente legato alla produzione di terrecotte. Le fornaci di Figline occupavano ai primi del Trecento ben sessanta persone circa. Il borgo si sviluppò soprattutto nel XIII e XIV secolo, e dal 1183 è documentata la chiesa dedicata a San Pietro che si trova al suo centro, diventata in seguito chiesa parrocchiale (pieve) . La chiesa venne poi ampliata con l'aggiunta del transetto e del campanile a torre tra il XIII e il XIV secolo. L'interno conserva molti interessanti frammenti di una completa decorazione ad affresco, risalente prevalentemente alla seconda metà del XIV secolo.[2] Notevole il grande tabernacolo di Sant'Anna, attiguo alla chiesa, opera maestosa attribuita ad Agnolo Gaddi. Il borgo, munito di mura, fece parte del distretto pratese e seguì le sorti della città nei lunghi conflitti con Pistoia. Nel 1329 fu assalito da parte di truppe di Pistoia e Montemurlo, che dettero alle fiamme l'abitato. Una delle strade del centro storico con la lapide che ricorda i partigiani martiri Nei secoli scorsi la località era molto conosciuta per le sue due caratteristiche produzioni: i laterizi, prodotti nelle numerose fornaci che conobbero un forte sviluppo nel XVIII e XIX secolo e la pietra chiamata "verde di Prato", cavata poco distante dal centro abitato. In realtà le cave di Figline producevano diversi tipi di materiali litici: il granitone, una durissima pietra (gabbro) utilizzata per produrre macine da mulino, nell'area sud-ovest del borgo, nei pressi del Rio delle Cave; il serpentino, (marmo verde di Prato) nell'area a nord-ovest, ed in particolare in località Pian di Gello che ospita le cave più antiche, anche se molte cave sono state aperte su tutte le pendici che guardano il paese[3]; la pietra alberese, utilizzata anche per le murature a vista degli edifici più antichi del borgo, nell'area ad est. Durante la seconda guerra mondiale l'abitato di Figline fu teatro del tragico epilogo di uno degli episodi più importanti della Resistenza in Toscana. All'inizio del mese di settembre 1944 la formazione partigiana Bogardo Buricchi, attiva sul monte Javello, scende a valle per partecipare all'imminente liberazione di Prato, ma viene intercettata da reparti tedeschi. Dopo vari scontri, il 6 settembre, 31 partigiani vengono catturati, picchiati, sottoposti ad un processo sommario e dato il via all'esecuzione. Due partigiani riuscirono a fuggire. Un medico tuttavia riuscirà a raggiungere la città di Prato e comunicare al comando americano dell'esecuzione in corso nel piccolo paese. Il comando americano, temendo un eccidio di massa, attivò un bombardamento dissuasivo che dette la possibilità all'ultimo partigiano rimasto in vita di togliersi la corda dal collo, scendere dal patibolo e fuggire. Le vittime furono 29. Un monumento in cemento e vetro posto a pochi metri dal luogo dell'eccidio contiene le corde usate per l'impiccagione ad imperitura memoria. Figline deriva il suo nome (in comune con un'altra più importante località nel Valdarno superiore) dal latino "figalinae" (ceramiche) (con evoluzione in "figuline" o "fegghine") che suggerisce quindi un luogo ove si lavorano argille per la fabbricazione di terrecotte e ceramiche. Tale etimologia è confermata dal fatto che per secoli Figline è stata sede di fornaci, alcune ancora superstiti, anche se non più in funzione
Monument

5 Tabernacolo S.Anna

Il tabernacolo di Sant'Anna si trova a pochi metri dalla pieve di San Pietro a Figline, lungo la via Vecchia di Cantagallo, in direzione dell'antica via medievale per Bologna. È opera di Agnolo Gaddi, pittore fiorentino della seconda metà del Trecento, commissionata dalla famiglia Migliorati e realizzata intorno all'anno 1390. Il pittore era attivo in Prato per la decorazione della Cappella della Cintola nella pieve di Santo Stefano. Le dimensioni del tabernacolo sono eccezionali: circa 18 metri quadri. L'opera mostra una rappresentazione della Metterza: la figura maestosa di sant'Anna sovrasta quella di Maria, rappresentata mentre sta allattando Gesù. Questa pittura si trova al centro del tabernacolo, dentro una nicchia, nell'imbotte sono rappresentati due santi: Giuliano e Leonardo. Anche la parete esterna della nicchia è totalmente affrescata con l'Annunciazione, ed i Santi Antonio Abate, Giovanni Battista e Stefano. Questi ultimi due purtroppo sono oggi mutili (a causa di una apertura realizzata successivamente per una civile abitazione). Lo stemma della famiglia Migliorati è riconoscibile sul lato destro dell'affresco, con le due mazze ferrate disposte a croce di Sant'Andrea. È interessante notare che nella raffigurazione della santa, essendo madre di Maria, viene "messa a fare la terza" evidenziandone il rango come terza in ordine di importanza dopo il Bambino e la Madonna. Le sinopie del tabernacolo, ritrovate in seguito allo stacco degli affreschi restaurati e poi riposizionati in loco, sono conservate nel Museo di Pittura Murale a Prato.
Monument

6 Barone

La Villa del Barone si trova sopra la frazione di Bagnolo di Sopra nel comune di Montemurlo in provincia di Prato. La villa non prese il nome da un dignitario, ma dalla zona circostante detta del Barone, che a sua volta si fa risalire a una radice longobarda e che doveva identificare un insediamento agricolo.
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7 Montemurlo

Il castello di Montemurlo è un complesso architettonico militare ubicato sul colle che sovrasta l'abitato di Montemurlo, dove si sviluppò l'originario borgo di origine medievale. Sorto come avamposto difensivo medievale, appartenne alla famiglia Guidi venendo definitivamente trasformato in complesso residenziale signorile attorno alla metà del Cinquecento. In epoca ottocentesca l'intero complesso architettonico ha subito interventi di ristrutturazione e di restauro che gli hanno conferito l'aspetto attuale.
Castle

8 Castello Smilea

Il castello della Smilea, chiamato anche villa Smilea, è un edificio di Montale, in provincia di Pistoia. L'immobile, di origine quattrocentesca, si staglia al centro del comune toscano nell'imponenza delle sue forme gotiche. La struttura ospita la biblioteca, alcuni uffici comunali ed è sede di eventi temporanei, come esposizioni e conferenze; all'interno è presente la mostra permanente dello scultore montalese Jorio Vivarelli. Sebbene il palazzo sia di costruzione quattrocentesca, l'origine del nome risalirebbe all'antichità romana. Una prima posizione deriverebbe[ Smilea dalla sincope di due parole latine e dalla loro conseguente storpiatura: sex milia (sei miglia) ossia la distanza dal centro dell'antica Pistoria, così come segnalava un antico cippo presente nell'area. Il castello si presenta come un edificio a pianta quadrata, con due torri: una risale al Quattrocento e aveva funzioni militari, l'altra è secentesca ed è stata eseguita all'unico scopo di armonizzare la struttura.[15] Nella zona sud dell'edificio sono visibili gli ampliamenti architettonici eseguiti dai Covoni: è lì che si trovano gli edifici che costituivano le abitazioni del contado. L'ingresso del castello è costituito da un ampio cortile in pietra con al centro un pozzo, decorato da sculture di Iorio Vivarelli. Al di sotto del cortile è presente un piano interrato che era utilizzato come cantina da quando villa Smilea era stata tramutata in fattoria. Il primo piano ha una piccola cappella privata e altre stanze con delicate decorazioni neoclassiche, che ospitano altre opere di Iorio Vivarelli ed esposizioni temporanee.[3] Le pitture che si espandono lungo tutte le pareti del primo piano e del piano nobile, eseguite intorno alla fine del Settecento, sono prevalentemente affreschi a soggetto paesaggistico.
Religious site

9 S.Salvatore Agna

L'abbazia di San Salvatore in Agna si trova in via Antonio Gramsci nel comune di Montale, in provincia di Pistoia. Il nome deriva dalla posizione del monastero che si trova allo sbocco in pianura della valle del torrente appenninico Agna che passa nei suoi pressi. Il monastero è già documentato nel 772, come monastero regio, e come altre simili istituzioni, era un importante centro economico, ricco di terreni, case, rendite, ed altre pertinenze. In epoca carolingia fu patrimonio personale delle mogli[1] e figlie dei sovrani (era un convento femminile di monache benedettine), tanto da essere indicato come "monastero della regina". Era all'epoca conosciuto anche come San Salvatore "in Alina" probabilmente dal nome del centro abitato oggi chiamato Agliana che doveva avere una certa preminenza nell'alto medioevo. Il complesso monastico sorse presso un itinerario che attraversava l'Appennino, alternativo a quelli che facevano capo a Pistoia, in direzione dell'antica ed importante Badia a Taona ed in stretto collegamento col percorso pedemontano derivante dalla'antica Cassia e di conseguenza, esercitò, probabilmente fin dalle origini la funzione di hospitium. Fu dipendente dall'abbazia di San Salvatore di Brescia. Dal X secolo, almeno per un certo periodo, non fu più demanio regio e passò in possesso dei potenti conti Guidi[2], che avevano ampi possessi in tutta la valle dell'Agna. Nel X secolo fu assegnato al vescovo di Fiesole pur rimanendo sempre legato alla diocesi di Pistoia; nel secolo successivo fu unito al monastero fiesolano di San Bartolomeo e nel 1440 passò ai canonici regolari Lateranensi. La chiesa, inserita in un più vasto complesso edilizio, residuo dell'antico monastero, ha una sola navata, a croce latina, con tre absidi la cui superficie esterna è percorsa da arcatelle di influsso lombardo. Di particolare interesse è la cripta absidata, divisa da basse colonne in parte di spoglio, come di spoglio sono diversi capitelli decorati a motivi vegetali, databili tra il X e XI secolo

1 comment

  • Photo of Maria Giovanna

    Maria Giovanna May 13, 2021

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    Molto bello le icone per seguire il percorso non sempre visibili
    Con molta pazienza e calma però ce l'abbiamo fatta grazie alla traccia

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