Time  6 hours 57 minutes

Coordinates 6403

Uploaded July 9, 2018

Recorded July 2018

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6,669 f
2,652 f
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2.5
4.9
9.84 mi

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near Pieve, Veneto (Italia)

Viàz breve e impegnativo con due principali opzioni di accesso abbastanza lunghe in questa direzione di percorrenza.
Nell’altro senso l’accesso potrebbe essere ben più breve, ma con chiusura del giro non facile da gestire se non si conosce.
Oltre all’opzione che ho scelto oggi con risalita della Val Venìer, si può arrivare anche partendo da Pian de la Fopa in Val Prampèr, risalendo la Forcella del Piccolo Dente e percorrendo “El Zengión” che finisce in discesa proprio di fronte all’attacco del Viàz de la Tana de l’Órs.
Sarebbe un’escursione fantastica, ma ho scelto la Val Venìer perché non avevo mai percorso nessuno dei due viàz/cengia, e non volevo avere problemi di tempo in caso di ritardi nell’individuazione degli accessi e delle linee di percorrenza.

La variante per la Val Venìer è consigliata nel libro “Nuovi Sentieri Selvaggi” di Paolo Bonetti, Paolo Lazzarin e Marco Rocca: bella salita “vergine” con un paio di punti di attenzione per progredire senza errori; divertente in mezzo ai massi e piccoli salti, anche se oggi c’era tanta acqua che oltre al divertimento ha costretto a qualche zig-zag in più.
Non molto faticosa se affrontata con ritmo tranquillo.

Un po’ più faticoso (con qualche “brevissima ravanata”) il breve tratto nel canalone che si imbocca verso nord dal Vant dei Grass fino all’attacco del Viàz de la Tana de l’Órs.

Il pezzo forte che caratterizza questo viàz è “La Scàfa”, un tratto di alcuni metri con impronta veramente stretta ed esposta.
Gli appoggi per i piedi (anche se non sembra osservando La Scafa in avvicinamento dalla media distanza) ci sono sempre su roccia solida e pulita, ma bisogna procedere ben attaccati di fronte alla parete in buona parte con i piedi un po’ di traverso per sentirli appoggiati per tutta o quasi la superficie.
Se si sta ben aderenti (senza sporgenze appese davanti allo zaino), solo nei primi passi c’è un punto in cui si sente la schiena che “tira un po’ indietro”, e in cui bisogna cercare (si trovano) degli appigli con le mani su cui fare una certa presa.
Spettacolare, in fondo non difficilissimo, ma bisogna aver già fatto qualcosa di simile.

È da interpretare bene anche l’attacco del viàz.
Ho visto due opzioni:
1. Una breve “fenditura verticale” (come definita in guida, ma non è proprio verticale) che porta all’altezza della traccia del viàz un po’ sulla sinistra; da qui ci sono pochi metri (circa 4 o 5 credo) in cui bisognerebbe passare ben appesi in fuori per aggirare una sporgenza rocciosa sopra la traccia (sicuramente più difficile della Scafa); alternativa da me scelta letteralmente strisciare (un vero “passo de panza”) sotto la sporgenza e rialzarsi dopo
2. Appena a destra della fenditura si nota una possibile breve via probabilmente di II° o II°+ che porta ad uscire in cengia evitando la sporgenza di cui sopra, ma oggi ho visto roccia umida e non era il caso di provare (e poi c’è un ometto proprio sotto la fenditura del punto 1: probabilmente vuol dire qualcosa anche se gli ometti sono indicazioni e non certezze)

Infine facile chiusura dell’anello dell’escursione passando per il Belvedere di Mezzodì, sempre ben frequentato vista la facilità di accesso e, tempo atmosferico permettendo, data la garanzia assoluta di una bella vista dolomitica.

Il dislivello vero di questa versione del giro “probabilmente” è di circa 1.600 metri.
Ho scritto probabilmente perché il GPS – oltre alle solite “linee schizzate” nei punti stretti che ho cercato di raddrizzare manualmente – oggi ha avuto anche dei repentini scarti verticali.
C’è un tratto (che si nota anche nel grafico Wikiloc) dove nel giro di 15 metri lineari ha indicato un incremento di quota di 30 metri, per poi adattarsi dopo vari minuti su quote più corrette.
Waypoint

01 - Parcheggio alla centrale ENEL di San Giovanni Le Bòcole

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02 - Cartello indicatore Rù de Doa

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03 - Casera Col Marsànch

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04 - Bivio CAI 531 532

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05 - Uscita da CAI 531 e inizio risalita Val Venìer

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06 - Cascata da aggirare a inizio Val Venìer

A dire il vero, il già citato libro “Nuovi Sentieri Selvaggi” indica questo aggiramento in "destra orografica" e non destra direzione salita come l'ho fatto io perché dall'altro lato non ho visto evidenti passaggi. Può essere un errore che ci sta anche in una guida superlativa come questa, ma può anche essere che non ho visto bene.
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07 - Punto foto in Val Venìer

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08 - Restringimento Val Venìer da aggirare

La traccia che entra a destra nei mughi (poco dopo il punto della quarta foto di questo waypoint) corre poi sulla dorsale che divide l'alta Val Venìer dalla laterale parzialmente risalita per l'aggiramento. In certi punti "l'impronta a terra" è labile, ma c'è sempre spazio fra mughi e altri piccoli arbusti per passare abbastanza comodamente ed arrivare con facilità al prossimo waypoint.
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09 - Inizio Vant dei Grass dopo aggiramento precedente

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10 - Punto più alto Vant dei Grass e imbocco canalone verso nord

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11 - Grande macchia bianca su roccia scura e inizio Viàz de la Tana de l’Órs

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12 - Punto foto nel Viàz de la Tana de l’Órs

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13 - Punto foto nel Viàz de la Tana de l’Órs

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14 - Punto foto alla Scàfa de la Tana de l’Órs

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15 - Scàfa de la Tana de l’Órs

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16 - Pósta de la Tana de l’Órs

Subito dopo si può riprendere in mano i bastoncini per chi, come me, è abituato ad utilizzarli. Più avanti resta un solo passaggio di attenzione per l'attraversamento di un canaletto molto instabile: solo un paio di metri, ma bruttini.
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17 - Punto foto verso la fine vera e propria del Viàz de la Tana de l’Órs

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18 - Immissione nel CAI 532

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19 - Forcella Col Pelòs

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20 - Bivio con arrivo sentiero attrezzato

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21 - Belvedere di Mezzodì punto foto basso

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22 - Belvedere di Mezzodì punto foto alto

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23 - Punto foto in discesa da Belvedere di Mezzodì

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24 - Cartello indicatore 'Sora 'l Sass de Mezzodì'

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25 - Rifugio Casèl Sora 'l Sass - Giovanni Angelini

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26 - Casera di Mezzodì e uscita da tracciato CAI per traccia più diretta nel bosco

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27 - Rientro nel CAI 531

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