Time  10 hours 9 minutes

Coordinates 610

Uploaded May 19, 2016

Recorded May 2016

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near Via Gabbio, Lombardia (Italia)

Mentre sto scrivendo, ancora non ho ben somatizzato il giro che ho portato (fortunosamente) a temine domenica, perché un insieme di terribili “immagini” stanno destabilizzando il mio già delicato stato mentale, ed inoltre, le varie botte e dolori muscolari che sono la logica conseguenza delle spericolate acrobazie, limitano persino la battitura sulla tastiera del pc… detto in parole povere, sono “gnecco” da bestia!

Ma andiamo con disordine…

Lasciata la macchina al comodo parcheggio, si imbocca la sterrata a.s.p. che in falsopiano arriva sino all’Alpe Rasga, da qua, come da indicazioni, si piega verso destra e si perde un poco di quota sino ad un sottostante ponticello, si attraversa il Torrente e si prosegue verso destra sino alla Costa del Canto; la pendenza qua non è mai eccessiva.

Ora viene il bello…

Proprio di spalle al Crocefisso, ora parte la traccia che si snoda nel fitto bosco, una traccia che ben presto diventerà quasi invisibile, mentre rarissimi e scoloriti bolli rossi aiutano un minimo nel prosieguo. Fate attenzione.

Dopo una mezz’oretta di cammino, la pendenza comincia a diventare sostenuta, al limite del torcibudella (35-40° costanti), ma restando sempre concentrati e vigili si intuisce dove bisogna proseguire in questa specie di labirinto.

Guadagnata la cresta, adesso bisogna affrontare delle semplici roccette (marce) che si intervallano alla fitta vegetazione, restando una volta a destra e una volta a sinistra della cresta, con non poca difficoltà ci si porta verso una breve zona attrezzata che si supera con attenzione (visto la strettissima cengia di erba ciularina e brevi passaggi su roccette leggermente esposte), quando all’improvviso spunta davanti agli occhi la Croce di vetta, mettete in conto che dovrete affrontare l’ultimo strappo letteralmente aggrappati all’erba per guadagnare la vostra meta! Poco più di 4h ( con il cane le cose si complicano) e baiser le mond…

Nonostante il bellissimo panorama non riesco proprio a gustarmi “l’impresa”, la stanchezza associata allo stress accumulato, hanno afflosciato le mie stanche membra, lo spirito e pure i “maroni” ormai ridotti come la buccia dei Litchi!

Giusto il tempo di rifocillarmi/ci e di fare alcune foto e mi in groppo lo zaino, guardando con attenzione il presunto sentiero di ritorno. La parola presunto non l’ho utilizzata a caso, perché se i primi 150 mt di cresta erbosa sono abbastanza visibili, il traverso che ipoteticamente dovrei prendere io (letto sull’unica relazione trovata in rete) proprio non lo vedo, forse coperto dalle chiazze di neve e dal costone del Larèc che non mi permette di vedere a più di 30 mt.

Dopo aver camminato avanti e indietro sulla cresta come solo Archimede Pitagorico avrebbe fatto, giungo, offuscato dalla stanchezza, alla malsana idea; la in fondo (lato Val Fraina) vedo un alpeggio, e penso lì per lì che sia proprio quello di Fraina, osservo per quanto mi riesce un probabile punto di discesa verso l’abitato, e mi fiondo verso il basso come se non ci fosse un domani. Grave errore! Ciò che può essere fattibile visto da distante non è detto che sia tale, e così…

Dopo un primo tratto disagevole ma tutto sommato fattibile, purtroppo il percorso prende una piega davvero ostica, dove i tratti scoscesi ed esposti mixati a roccette marce e forre di ogni genere che si trasformano in cascatelle alte circa 30/40 mt, la fanno letteralmente da padrona, un volo da queste altezze probabilmente avrebbe un risvolto letale.

Tra difficoltosi attraversamenti e scivolate che mi producono piccole escoriazioni e botte, riesco a passare il tratto centrale della discesa (aiutando anche il povero Olmo), all’improvviso, in terra vedo resti umani che mi fanno ben sperare (no, niente letame); sul momento penso di aver imbroccato una traccia di sentiero, ma invece, ho ritrovato un biglietto scritto da un bambino e legato ad un palloncino…

La discesa si mantiene sempre su livelli di un certo pericolo, e quando penso che ormai tutto è compromesso e mi tocca chiamare i soccorsi, proprio sotto lo sperone roccioso dove sono ubicato, noto che l’Alpeggio è abbastanza vicino; tra me e l’abitato non mi resta che scavallare una larga e ripida forra.

Affrontata con prudenza e fatica anche questa ultima asperità, la discesa verso Fraina ora diventa “quasi” un gioco da ragazzi, poche gioiose imprecazioni, ed eccomi in questo piccolo angolo di Mondo antico che per me adesso sembra l’Eden!

Quattro chiacchiere veloci con gli astanti e “pieno” d’acqua e sono pronto per ripartire verso Premana. Ora che è tutto molto facile, mentre ritorno all’auto ho tutto il tempo per pensare a quegli istanti terribili che mi hanno lasciato addosso un olezzo di paura, una paura però, che non mi ha mai portato ad invocare “entità superiori”, che non mi ha fatto diventare “credente”, e non lo dico per sentirmi “figo”, ma è incredibile come il sangue freddo non mi abbia mai abbandonato; spesso ho sentito persone dire che “quando il culo non ce la fa più si voltano tutti al buon Gesù”, io anche per stavolta, ho mandato in frantumi i progetti di qualche anima pia che mi vorrebbe far diventare un buon cristiano… :)


Concludo questa relazione dicendo che: quando porti fuori il culo da queste situazioni, tutto diventa fantastico, ma non si può non pensare però al rischio che si è corso. That’s all folks!

Nota 1): A parte le difficoltà di questo giro, i posti che ho “visitato” sono veramente belli e solitari, oltre che wild ovviamente; sono sicuro che senza neve avrei intercettato il famoso “traverso”, il che avrebbe cambiato in parte le difficoltà da affrontare, ma a questo punto non so se tenterò ancora la salita al Pizzo, ma se lo farò, cambierò versante di salita. Le difficoltà le riassumo così: Premana- Alpe Rasga, T1- da Rasga alla Costa del Canto, T2- dalla Costa al Pizzo Cavallo,T4- dal Pizzo all’Alpe Fraina, T5- da Fraina a Premana, T1.

Scusate per la traccia interrotta tra l’Alpe Rasga e la Costa del Canto, il Gps ha fatto le bizze, comunque arrivare alla Costa è abbastanza facile e intuitivo. Invece per quanto riguarda la discesa verso Fraina, è scontato dirvi di NON RIPETERE LA MIA STESSA FOLLIA?




Nota 2) Nonostante tutto… Cose a caso & chi se ne frega!



Ora che anche i più ferventi “Creazionisti” hanno capitolato davanti alla “Teoria dell’Evoluzione”, chi si prende la briga di dire alle scimmie che Gasparri è un loro discendente?


Oggi si è spento Marco Pannella, qualcuno si è già affrettato a dire che tutti i suoi progetti sono andati in “fumo”!


Il “pegging” oramai è una mania, mandare a fanculo un uomo non sarà più un ingiuria…

Nota 3): Vai Eric, tocca a te!



VITA.



Il Pizzo dove salgo è cima molto ambita,

ma se non stai attento ci lasci le tue dita,

la in fondo c’è una vetta, ma è il seno della Rita.

Vita,

con forza primordiale la meta è già acquisita,

la traccia di sentiero è stata cosa ardita,

picchiando col mio ferro mi faccio calamita.

Vita,

la tassa sul divano è cosa ormai abolita,

ma anche la poltrona abbassa il carovita,

se io non resto in casa, sfanculo l’eremita.

L’orgasmo senza amore è cosa garantita, e in fondo mi domando: chi cazzo è mai sta Vita?



A’ la prochaine! Menek & Olmo
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Premana- parcheggio Val Fraina

Waypoint

Alpe Rasga

Waypoint

Costa del Canto

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Pizzo Cavallo

Waypoint

Costa Ortelli

Waypoint

Alpe Fraina

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