Technical difficulty   Difficult

Time  8 hours 30 minutes

Coordinates 954

Uploaded February 2, 2017

Recorded January 2017

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5,885 f
2,782 f
0
3.1
6.2
12.36 mi

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near Pertica Alta, Lombardia (Italia)

Finalmente, finalmente ho appoggiato il mio dolce culetto su questa bella cima, alla terza occasione presentatami ho mirato al centro e ho colpito l’obiettivo, obiettivo che da un paio d’anni rientrava nei miei desiderata. La prima volta con il gruppo “patripoli” mancammo l’obiettivo per problemi di tempistica http://www.hikr.org/tour/post80606.html, la seconda volta fu per colpa della Meteo, ma stavolta… Sotomajor!

Dopo uno studio meticoloso della “zona”, giusto per non aggiungere imprevisti su imprevisti, il giro è pianificato ed ora non ci resta che mettere in atto i nostri buoni propositi, sperando che almeno stavolta il ravano non vada oltre i limiti consentiti.

Siamo pronti, e una volta preso il sentiero che parte proprio dalla Chiesa di S. Rocco, seguiamo la bollatura tricolore del “Sentiero Partigiano” che ci porta verso la bella e solitaria Val Sorda, attraversiamo un bel bosco misto faggi/paghera, e senza grandi problemi ci portiamo su una carrareccia che poi prosegue verso il P.so della Forca. Notata una flebile traccia che si stacca sulla sinistra (ho bollato la deviazione), abbandoniamo la carrareccia e continuiamo in questo labirinto di faggi che occupano gran parte della crestina, ci si districa tra i vari blocchi sassosi sino ad imbattersi in un roccolo, e si continua ancora istintivamente in un tripudio di rami che invadono la traccia, passiamo l’anonima Cima Lasso e arriviamo ad un altro roccolo che aggiriamo a sx per poi giungere in discesa ad un quadrivio.


Seguendole indicazioni poste su una palina, ora arranchiamo su un sentiero che ci porta in una sorta di bocchetta (P.so della Forca?); qua ancora una volta si perde quota e una volta oltrepassata una poco tenuta malga (Preseno?), subito dopo si incrocia sulla dx una traccia che attraversa un torrentello (ho bollato), da qua in maniera ripida, si entra nel cuore dei torrioni e si giunge alla bella Malga Piombatico.

Ora qua la vegetazione sparisce e io riconosco i posti a vista. Presa la sterrata che porta verso nord, si prosegue in direzione Casinetti, e poco prima di arrivarci, imbocchiamo la vecchia traccia che costeggia la strada (bollato) arrivando così alle due piccole costruzioni; voltatevi e est e guardate il ripido pendio erboso, fatto? Bene, ora affrontatelo sino alla Selletta di Fròndine. :)))
Dalla Selletta la visuale verso la Corna Blacca è magnifica e fatta la classica foto, non ci resta che puntare a sud (bollato) entrando in un boschetto di Mughi, quattro schiaffi a destra e a manca e poi si sale ripidi per pochi metri costeggiando dei ripidi canaloni, guadagnata la crestina ora passiamo il dosso del M. Fròndine e continuiamo con estrema attenzione sino al solitario (è frequentato da escursionisti naturisti) M. Tigaldine dove abbiamo costruito un piccolo ometto per segnalarne la cima. Sotto di noi bellissimi torrioni danno il quid al posto. 3h45.

Pasteggiato colpiti da un vento gelido, non ci resta che alzare le chiappe per ritornare sui nostri passi sino alla Selletta, da qua si valuta il da farsi.

Nonostante l’orario un po tardo decidiamo di fare il periplo del Tigaldine, scendendo verso est affrontiamo senza traccia la breve distanza che ci conduce alla Malga Cugnì, da qua seguendo una cresta erbosa ancora senza traccia scendiamo sino ad intercettare (con grande fortuna) il nostro sentiero ufficiale (Tricolore/Partigiano). Su una sorta di carrareccia con facilità si arriva alla Malga Fròndine. Tutt’intorno le malghe sono rinate dopo essere state bruciate dalle camicie nere nel triste Ventennio mussoliniano.

Da questo lato del Tigaldine, ora vediamo che dalla medesima cima si poteva prendere una stretta crestina ad est che ci avrebbe catapultato con estrema attenzione sino alla Malga Fròndine. Sarà per la prossima.

Seguendo ancora il poco segnalato sentiero Partigiano passiamo la C. Osero, passiamo una bella faggeta, e con un traverso su ghiaia oltrepassiamo le verticali pareti sud del Tigaldine, intercettata una larga traccia facile giungere in zona Saneghe/Sar , passato questo agglomerato di malghe per un lungo tratto (larga carrareccia) scendiamo verso un altro nucleo di maghe (Dase?), da qua con grande culo, incrociamo la deviazione (palina) che ci porta in moderata salita verso S. Rocco. E siamo quasi al buio.

Sfruttando le luci delle malghe riusciamo a seguire il nostro percorso, passando così prima da Bastoncino, si arriva a Ruc, e da qua le luci dei lampioni illuminano il parcheggio dove vediamo la nostra amata macchina. Il buio ci circonda ma la temperatura è intorno ai 2°. 1200 circa di dislivello, 20 km di percorso e 7h15 di tempistica.
P.s.

Sulla strada per il ritorno ci fermiamo in un anonimo e arcaico bar, davanti ad una birra fresca due juke box ancora funzionanti ci riportano in anni ormai passati, circondati dalla simpatia degli astanti… vai di Patty Pravo. E tu, e noi, e lei, fra noi, vorrei, vorrei… Grande!!!





Nota 1): Bello arrivare sul Tigaldine, una zona molto solitaria; si può arrivare con più facilità dai Piani di Vaghezza, ma i più arditi non avranno paura ad affrontare questo bel giro pregno di Storia della tragica Seconda Guerra Mondiale.



Nota 2): Cose a caso & chi se ne frega!



Viareggio: Condannato l’AD Moretti… che dopo la strage era stato premiato passando a capo di Finmeccanica. Da un crimine bombarolo all’altro…

Roma Capoccia: 5 Stelle: famo tutto noi! Come Tekkaman la sindaca colpisce con i Raggi spaziali… sparando a caso centra il faccendiere Marra.

Ancora: Kate Middleton è incinta di due gemelli. E CHISSENEFREGAAAAA!

Nota 3): Musicalmente Eric… e il Juke Box.



CANTO.

La voce mi sorride e canto in Esperanto,

il coro degli eunuchi non è poi certo un vanto,

ho in mano uno spartito sbacchetto e metto il guanto.

Canto,

si stona a più non posso e io mi sento affranto,

per fare il Do di petto bisogna stare accanto,

il fiato già sparisce ed il viso è già amaranto.

Canto,

la gente che c’ascolta lo fa ma con rimpianto,

ma dopo tanto tempo sull’occhio spunta un pianto,

non battono le mani e questo è sacrosanto.

Se guido e poi fischietto io evito lo schianto, e in fondo i domando: che cazzo è mai sto Canto?



A’ la prochaine! Menek e Rosa
  • Photo of Pertica Alta S.Rocco
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  • Photo of Pertica Alta S.Rocco
  • Photo of Bivio Cima Lasso
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  • Photo of Malga Piombatico
  • Photo of Malga Piombatico

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